European Accessibility Act: cosa cambia per i siti web?

A partire dai prossimi mesi, l'accessibilità dei siti web non sarà più solo una buona pratica, ma un vero e proprio obbligo per molte aziende. In questa guida ti spiego in modo semplice cos'è l'EAA, chi è obbligato ad adeguarsi, quali sono le scadenze e, soprattutto, come puoi prepararti senza rinunciare alla modernità del tuo sito.

Accessibilità Web, European Accessibility Act - EAA
European Accessibility Act: cosa cambia per i siti web?
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L'European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è una normativa che impone l'adozione di requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali, tra cui i siti web. L'obiettivo è garantire che tutti, incluse le persone con disabilità, possano navigare online senza barriere.

Cos'è l'European Accessibility Act (EAA)?
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Se vendi prodotti o servizi ai consumatori dell'UE e soddisfi almeno uno dei seguenti criteri:

  • hai 10 o più dipendenti;
  • hai un fatturato annuo superiore a 2 milioni di euro oppure un bilancio totale superiore a 2 milioni di euro,

sei obbligato a rendere accessibile il tuo sito web.

Chi deve rispettare la normativa?
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Dal 28 giugno 2025: tutti i nuovi siti web devono essere conformi fin dal lancio.

Fino a giugno 2030: i siti già esistenti hanno tempo per adeguarsi, ma eventuali modifiche sostanziali dopo giugno 2025 richiedono conformità immediata.

Quali sono le scadenze?
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Le microimprese (meno di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di fatturato/bilancio) non sono obbligate per ora, ma dovrebbero comunque adeguarsi per motivi di usabilità, reputazione e SEO.

Sono previste esenzioni?
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Sono previste sanzioni a livello europeo e nazionale. Oltre alle multe, il mancato adeguamento può danneggiare la reputazione del brand e limitare l'accessibilità ai servizi online.

Cosa succede in caso di non conformità?
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Esistono diversi tool professionali per effettuare un audit accessibilità, come:

Tuttavia, nessuno strumento può sostituire l'esperienza di un consulente: molte soluzioni "overlay" automatiche sono inefficaci o addirittura controproducenti, come dimostrato dalla recente multa da 1 milione di dollari ad AccessiBe da parte della FTC.

Quali strumenti usare per valutare l'accessibilità?
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Sì. L'idea che un sito accessibile debba essere brutto, spoglio o vecchio stile è superata. L'accessibilità moderna si basa su principi di inclusive design, ovvero progettare pensando a tutti gli utenti, senza sacrificare estetica o identità aziendale.

Modernità e accessibilità possono coesistere?
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Molti siti sono costruiti con CMS come WordPress e con page builder (es. Elementor, WPBakery, Bricks, Beaver Builder). Questo rende l'adeguamento più complesso, perché occorre:

  • correggere codice non semantico;
  • aggiungere tag ARIA e landmark;
  • verificare la compatibilità con plugin esterni.

Ecco perché è fondamentale valutare ogni caso singolarmente, con un'analisi tecnica dettagliata.

Perché è una sfida per chi usa WordPress?
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Il servizio prevede un report iniziale con l'analisi del livello di accessibilità e le principali aree di intervento. Da lì, potremo definire un percorso personalizzato di adeguamento: supporto tecnico, formazione interna, validazione finale.

Tieni presente che la consulenza è una prestazione professionale a pagamento, con preventivo basato sulla complessità dell'intervento richiesto.

Come funziona il mio servizio di consulenza?
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Per aiutarti a capire meglio i concetti base dell'accessibilità, ho preparato una guida visuale ispirata ai poster del UK Home Office con esempi concreti per ogni tipo di disabilità:

Se preferisci, puoi consultare la guida tramite il video che ho preparato appositamente per questo argomento:

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Ciao, sono Michele Bedin, consulente WordPress. In questo breve video ti guiderò alla scoperta dello European Accessibility Act, una nuova normativa che impone di rendere i siti web accessibili. Partiremo da una panoramica normativa, vedremo gli standard tecnici WCAG 2.1 e analizzeremo esempi pratici per diversi tipi di disabilità.

Iniziamo! Lo European Accessibility Act è una direttiva dell'Unione Europea, nello specifico la 2019-882, che rende obbligatoria l'accessibilità dei siti web per determinate categorie di aziende. L'obiettivo è garantire un'esperienza digitale senza barriere per tutti gli utenti. Se la tua azienda vende prodotti o servizi ai consumatori dell'Unione Europea, per essere soggetti alla European Accessibility Act, devi soddisfare entrambi i seguenti requisiti.

Avere almeno 10 dipendenti oppure un fatturato o un bilancio superiore a 2 milioni di euro. Teni però in considerazione che, anche se non rientri in questi criteri, è comunque consigliato adeguare il tuo sito per migliorare l'usabilità e la reputazione. Vediamo ora le scadenze e i requisiti tecnici da rispettare.

L'urgenza riguarda solo ed esclusivamente i nuovi siti, che devono essere accessibili dal 28 giugno 2025. Questo significa che se pubblico un sito dopo questa data, fin dal lancio questo dovrà rispettare gli standard WCAG 2.1 AA, ad esempio con la navigazione da tastiera, la compatibilità con gli screen reader, contrasto adeguato e leggibilità. Invece, per i siti esistenti, c'è tempo fino a giugno 2030 per adeguarsi.

Se però il sito è oggetto di modifiche sostanziali prima di questa data ultima di scadenza, il proprietario del sito dovrà necessariamente effettuare i lavori di conformità. Quindi il suggerimento è di iniziare il prima possibile con questi lavori. Questo perché l'adeguamento richiede tempo, serve un audit completo, poi bisogna procedere all'implementazione delle correzioni, che sui siti Wordpress ed e-commerce può risultare molto complessa e laboriosa, bisogna procedere con test tramite utenti reali per verificare se il lavoro è stato fatto correttamente e bisogna anche formare il personale che gestisce il sito.

Quanto all'accessibilità non è un qualcosa di statico, non è una semplice normativa da aggiungere come per le Privacy e Cookie Policy, ma si dovrà applicare in tutte le operazioni future di inserimento, aggiornamento, di notizie, prodotti e altro ancora. Ecco un esempio pratico per chi utilizza Screen Reader. Nelle cose da fare troviamo l'uso di link descrittivi, in modo che lo Screen Reader legga chiaramente l'azione e l'utente sappia cosa aspettarsi.

Adottare HTML semantico, per esempio usando il tag H1 per il titolo principale, nav per il menu di navigazione, le label e così via. In questa maniera la struttura resta logica e l'utente può navigare per landmark. Poi bisogna prevedere la navigazione da tastiera, impostare l'ordine di tabulazione in modo sequenziale, con focus visibile e chiaro.

Invece le cose da NON fare riguardano l'uso di link vaghi, come clicca qui, immagini senza una descrizione o imporre l'uso del mouse, ad esempio implementando solo funzionalità Drag & Drop. Ricordati che circa il 15% della popolazione utilizza tecnologie assistive, quindi semplificare la vita a tutti migliora anche l'asseo e l'esperienza complessiva. Per chi ha disabilità visive, ecco le buone pratiche da seguire.

Alto contrasto, usa testo nero su sfondo bianco, con un rapporto di contrasto 21 a 1, ben oltre il minimo WCAG di 4,5 a 1. Zoom a 200%, il layout deve restare funzionale fino a un ingrandimento del 200% senza tagliare contenuti. Tripla codifica, non affidarti solo al colore, per esempio rosso su verde, ma aggiungi forme o testo descrittivi per distinguere successo o errore. Invece le cose da NON fare sono quelle di usare testo grigio chiaro su bianco, con un rapporto di contrasto 2,2 a 1, usare un layout fisso che si rompe con lo zoom o dipendere solo dal colore.

Ricorda che circa 285 milioni di persone nel mondo soffrono di disabilità visive e l'8% degli uomini non distingue i colori rosso e verde. Garantire alta leggibilità è fondamentale. Per chi soffre di dislessia è importante fare paragrafi brevi.

Un concetto per paragrafo, frasi semplici e dirette con ampio spazio tra le righe. Utilizzare, se possibile, font come OpenDislessIt per una maggiore leggibilità. Supporto alla lettura, attivare l'autocompletamento e il controllo ortografico per ridurre errori di digitazione.

Personalizzazione, fornire opzioni per ingrandire il testo. Invece, le cose da NON fare, blocchi di testo densi e senza spazi. Usare esclusivamente tutto maiuscolo, corsivo o grassetto eccessivo perché questo sovraccarica la memoria e rallenta la lettura.

Chi soffre di dislessia legge fino al 40% più lentamente. Ricorda che le persone con dislessia hanno le stesse capacità intellettive di tutti gli altri. Però, piccoli accorgimenti fanno la differenza.

Le disabilità motorie riguardano circa 25 milioni di persone nell'Unione Europea, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2023. Cose da fare. Aree ampie.

I pulsanti devono avere almeno 44 pixel di altezza, secondo gli standard WCAG e aree cliccabili facili da raggiungere. Navigazione da tastiera. Ogni campo di un modulo e pulsante deve essere raggiungibile premendo TAB in ordine logico, con focus ben visibile.

Supporto alla compilazione. Esempi come Trova codice di avviamento postale in automatico riducono lo sforzo fisico. Invece, le cose da non fare.

Elementi troppo piccoli. Meno di 44 pixel. Drag and drop obbligatorio.

O moduli con tempi limitati, ad esempio un conto alla rovescia di 30 secondi senza possibilità di estensione. Ricorda che serve fino a tre volte più tempo per completare un'azione rispetto a chi non ha disabilità motorie. Ogni barriera può diventare insormontabile.

Infine, per chi ha disabilità uditive oltre 430 milioni nel mondo e 16% della popolazione nell'Unione Europea, ha bisogno di sottotitoli sempre presenti in ogni video, trascrizioni complete di audio webinar, contatti multipli, email, chat. Quindi bisogna evitare di offrire supporto esclusivamente via telefono o caricare video senza sottotitoli. Ricorda che un sito accessibile raggiunge il 15% in più di utenti potenziali, migliora l'aseo ed evita sanzioni.

L'accessibilità è un'opportunità, non solo un obbligo. Ragiona da ora in poi per un web più inclusivo. Le date da segnare sul calendario sono il 28 giugno 2025 per i siti nuovi, mentre giugno 2030 rimane la scadenza finale per quelli esistenti, sui quali però ti consiglio di iniziare a penificare i lavori per l'accessibilità fin da ora.

Bene, siamo arrivati alla conclusione di questo video. Se hai dei dubbi, consultati con un professionista. Non lasciare la reputazione della tua attività in mano a persone impreparate.

Grazie e buon lavoro.

Ascolta il podcast in cui due esperti del settore dialogano sull'EAA: dai criteri di applicazione alle best practice, passando per esempi concreti e consigli pratici per rendere il tuo sito web davvero accessibile. Un approfondimento in formato audio per restare aggiornato in modo semplice e coinvolgente.

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[Speaker 2]
Benvenuti. Oggi facciamo un approfondimento su un tema caldo, l'European Accessibility Act, l'EAA. È una normativa europea, la 2019-882, che insomma sta per cambiare parecchio per molti siti web aziendali.

[Speaker 1]
Esatto, un cambiamento importante.

[Speaker 2]
Sì, cercheremo di capire bene cosa significa, chi tocca da vicino, quali sono le date da segnarsi e come non farsi travolgere. L'obiettivo è darvi i punti essenziali in modo chiaro.

[Speaker 1]
Praticamente una bussola per orientarsi.

[Speaker 2]
Perfetto, allora iniziamo subito. Che cos'è nel concreto questo EAA?

[Speaker 1]
Guarda, è una legge che vuole eliminare le barriere digitali. Mettiamola così. Impone delle regole, dei requisiti, perché i prodotti e i servizi digitali, siti web compresi ovviamente, siano usabili da tutti.

Tutti tutti? Sì, comprese le persone con disabilità che siano visive, uditive, motorie o anche cognitive. L'idea è un web per tutti, senza muri.

[Speaker 2]
Chiaro, e a chi si rivolge? Cioè chi è che deve, diciamo, mettersi in regola? Tutte le aziende?

[Speaker 1]
Non proprio tutte. Riguarda specificamente le aziende che vendono prodotti o servizi a consumatori nell'Unione Europea.

[Speaker 2]
Ok.

[Speaker 1]
E che abbiano 10 o più dipendenti, oppure un fatturato annua o un bilancio totale sopra i 2 milioni di euro.

[Speaker 2]
Ah, quindi c'è una soglia.

[Speaker 1]
Sì, le microimprese, quelle sotto questi numeri, per ora sono escluse dall'obbligo di legge.

[Speaker 2]
Per ora?

[Speaker 1]
Esatto. Anche se, va detto, adeguarsi conviene comunque, eh. Migliora l'usabilità generale, aiuta con la SEO, l'immagine del brand ne guadagna.

[Speaker 2]
Certo, i vantaggi ci sono a prescindere. E per le aziende più grandi c'è quella cosa dell'onere sproporzionato, no? Possono chiedere un'esenzione.

[Speaker 1]
Sì, esiste quella possibilità. Ma, attenzione, non è un liberi tutti. Devi dimostrare, con dati alla mano, che adeguarsi completamente sarebbe un carico insostenibile.

[Speaker 2]
E non è facile, immagino.

[Speaker 1]
No, per niente. E anche se ottieni un'esenzione parziale, devi comunque fare tutto quello che è ragionevolmente possibile per migliorare l'accessibilità. Non è una scappatoia, insomma.

[Speaker 2]
Capito. Parliamo di scadenze. Ci sono date precise?

[Speaker 1]
Assolutamente sì, e sono vicine. Dal 28 giugno 2025 tutti i siti web nuovi, cioè pubblicati per la prima volta dopo quella data, devono essere conformi.

[Speaker 2]
Subito?

[Speaker 1]
Esatto.

[Speaker 2]
Ok, i nuovi da giugno 2025. E quelli che già esistono?

[Speaker 1]
Quelli già online prima di quella data hanno più tempo, fino al 28 giugno 2030 per adeguarsi.

[Speaker 2]
Ah, ok, c'è un po' più di respiro lì. Ma mi sembrava ci fosse un'eccezione importante. Sulle modifiche?

[Speaker 1]
Esatto, punto cruciale. Se un sito esistente subisce una modifica sostanziale, dopo giugno 2025…

[Speaker 2]
Tipo un restyling completo?

[Speaker 1]
Sì, o un cambio di piattaforma, l'aggiunta di funzionalità importanti. Ecco, in quel caso, l'obbligo di conformità Shelt scatta subito. Non puoi più aspettare il 2030.

Devi adeguare tutto con quella modifica.

[Speaker 2]
Ah, questo è un dettaglio fondamentale da sapere per chi pianifica aggiornamenti. E veniamo alla domanda da un milione. Se un'azienda che è obbligata non si adegua, o fa finta di niente, cosa rischia?

[Speaker 1]
I rischi non sono pochi. Si parla di sanzioni amministrative, multe, che in Italia possono arrivare fino al 5% del fatturato anno, o importi fissi fino a 40.000 euro. Poi ci sono le diffide, l'obbligo di correggere in fretta, e anche la pubblicazione in elenchi pubblici di chi non ne ha norma.

Un bel danno di reputazione.

[Speaker 2]
Non proprio una passeggiata.

[Speaker 1]
Per niente. E poi c'è il costo, diciamo, nascosto. Ti tagli fuori da solo una fetta di utenti enorme.

Si stima tra il 15 e il 20% della popolazione. Praticamente rinunci a un potenziale cliente su 5.

[Speaker 2]
Un numero impressionante. Senti, molti usano WordPress, magari con page builder tipo Elementor, Brics. Pensano sia più facile, no?

Ma per l'accessibilità può essere un problema?

[Speaker 1]
Sì, può complicare pareccio le cose. Spesso questi strumenti generano codice che non è semanticamente corretto, cioè non è pulito per le tecnologie assistive.

[Speaker 2]
Quindi? Che si fa?

[Speaker 1]
Bisogna intervenire manualmente. Spesso si deve modificare l'html generato, aggiungere tag specifici, i cosiddetti attributi aria che spiegano agli screen reader cosa sono i vari elementi della pagina. E poi verificare la compatibilità dei plugin.

[Speaker 2]
Insomma, non è banale?

[Speaker 1]
No. Il fai-da-te qui è rischioso. Serve un'analisi tecnica caso per caso.

E qui, sai, l'aiuto di professionisti che conoscono bene sia WordPress che l'accessibilità è fondamentale. Penso a figure come ad esempio Michele Bedin, un consulente specializzato proprio in questo. Lo trovi su michelebedin.com.

Loro sanno dove mettere le mani.

[Speaker 2]
Chiaro. E a proposito di soluzioni facili, si vedono tante pubblicità di plugin o overlay automatici che promettono accessibilità con un click. Funzionano?

[Speaker 1]
Guarda, lo dico chiaro. Assolutamente no. Sono spesso uno specchietto per le allodole.

[Speaker 2]
Ahia.

[Speaker 1]
Eh sì. Non risolvono i problemi strutturali del codice. Anzi, a volte ne creano di nuovi.

Possono fare appugni con le tecnologie assistive che le persone usano. La multa recente data da AccessiBe negli Stati Uniti ne è la prova.

[Speaker 2]
Quindi soldi buttati?

[Speaker 1]
Praticamente sì. Danno un falso senso di sicurezza. L'accessibilità vera richiede interventi mirati.

Codice, design, contenuti. Non ci sono scorciatoie magiche.

[Speaker 2]
Ok, messaggio ricevuto. Senti, ma un sito accessibile deve per forza sembrare, non so, meno moderno, meno bello? È ancora un compromesso necessario?

[Speaker 1]
Assolutamente no. Questo è un mito duro a morire, ma è un mito. Oggi l'approccio giusto è l'inclusive design.

[Speaker 2]
Cioè?

[Speaker 1]
Cioè progettare pensando a tutti fin dall'inizio. L'accessibilità diventa parte integrante del processo, non un'aggiunta posticcia. E non devi sacrificare né l'estetica né l'esperienza utente.

Anzi, un sito accessibile è spesso più usabile e gradevole per tutti.

[Speaker 2]
Quindi design e accessibilità possono andare d'accordo. Anzi, devono.

[Speaker 1]
Devono.

[Speaker 2]
E poi c'è la burocrazia, la dichiarazione di accessibilità. Cos'è? È complicata da fare.

[Speaker 1]
È un documento obbligatorio da mettere sul sito, di solito nel footer, ben visibile.

[Speaker 2]
Ok.

[Speaker 1]
Lì dichiari lo stato di conformità, se il sito è conforme, parzialmente conforme o non conforme. Devi spiegare perché eventuali parti non lo sono, dare un contatto per feedback e aggiornarla una volta all'anno.

[Speaker 2]
Serve un avvocato?

[Speaker 1]
No, un avvocato no, ma un supporto tecnico per fare la valutazione sì, quello serve. E si può essere onesti, dichiarare una conformità parziale va bene, se spieghi quali sono i problemi e magari che hai un piano per risolverli gradualmente.

[Speaker 2]
Ok, trasparenza prima di tutto. Tiriamo un po' le fila. L'EAA è una realtà, arriva presto, con obblighi chiari per tante aziende.

Adeguarsi non è uno scherzo, tecnicamente, specie con certi strumenti.

[Speaker 1]
Esatto.

[Speaker 2]
Ma si può fare, senza stravolgere il sito o renderlo brutto. L'importante è non cadere nella trappola delle soluzioni automatiche.

[Speaker 1]
Proprio così. E il mio consiglio è, non vedetela solo come una legge da rispettare per forza. È un'opportunità vera.

[Speaker 2]
In che senso?

[Speaker 1]
Per migliorare il sito per tutti, per rafforzare l'immagine del brand, per essere davvero inclusivi e, banalmente, per raggiungere più clienti. E se serve una mano, ci sono professionisti preparati, come dicevamo prima, tipo Michele Bedin su michelebedin.com, che possono dare un supporto tecnico mirato.

[Speaker 2]
Ottimo. Allora, un ultimo spunto, così per chi ci ascolta. Al di là dell'obbligo di legge, come cambierebbe davvero la percezione del vostro marchio, la relazione con i clienti, se l'inclusività fosse un valore centrale, visibile, concreto in ogni aspetto della vostra presenza online?

Una riflessione da portarsi a casa.

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Se la tua azienda rientra tra quelle soggette all'EAA, compila il modulo presente nella mia pagina di contatto (selezionando la voce "consulenza") per ricevere una valutazione tecnica iniziale. Sarà il primo passo per metterti in regola e migliorare la qualità del tuo sito.
Non aspettare l'ultimo momento. Agisci ora!

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Riassunto semplificato: questa pagina spiega in modo semplice cosa dice la legge europea sull'accessibilità dei siti web. Scoprirai chi deve fare i cambiamenti, da quando, e come migliorare il sito. Trovi anche esempi, un video, un podcast e una guida da scaricare.

Michele Bedin

Michele Bedin

Consulente tecnico WordPress per PMI. Oltre 25 anni di esperienza in sviluppo web, accessibilità, SEO e analisi dei dati.

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