European Accessibility Act: cosa cambia per i siti web?
A partire dai prossimi mesi, l'accessibilità dei siti web non sarà più solo una buona pratica, ma un vero e proprio obbligo per molte aziende. In questa guida ti spiego in modo semplice cos'è l'EAA, chi è obbligato ad adeguarsi, quali sono le scadenze e, soprattutto, come puoi prepararti senza rinunciare alla modernità del tuo sito.

- Cos'è l'European Accessibility Act (EAA)?
- Chi deve rispettare la normativa?
- Quali sono le scadenze?
- Sono previste esenzioni?
- Cosa succede in caso di non conformità?
- Quali strumenti usare per valutare l'accessibilità?
- Modernità e accessibilità possono coesistere?
- Perché è una sfida per chi usa WordPress?
- Come funziona il mio servizio di consulenza?
- Scarica la guida visuale gratuita, Video, Podcast
- Contattami per una valutazione professionale
- Fonti e approfondimenti
- FAQ – Domande più frequenti

Cos'è l'European Accessibility Act (EAA)?
L'European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882) è una normativa che impone l'adozione di requisiti di accessibilità per prodotti e servizi digitali, tra cui i siti web. L'obiettivo è garantire che tutti, incluse le persone con disabilità, possano navigare online senza barriere.

Chi deve rispettare la normativa?
Se vendi prodotti o servizi ai consumatori dell'UE e soddisfi almeno uno dei seguenti criteri:
- hai 10 o più dipendenti;
- hai un fatturato annuo superiore a 2 milioni di euro oppure un bilancio totale superiore a 2 milioni di euro,
sei obbligato a rendere accessibile il tuo sito web.

Quali sono le scadenze?
Dal 28 giugno 2025: tutti i nuovi siti web devono essere conformi fin dal lancio.
Fino a giugno 2030: i siti già esistenti hanno tempo per adeguarsi, ma eventuali modifiche sostanziali dopo giugno 2025 richiedono conformità immediata.

Sono previste esenzioni?
Le microimprese (meno di 10 dipendenti e meno di 2 milioni di fatturato/bilancio) non sono obbligate per ora, ma dovrebbero comunque adeguarsi per motivi di usabilità, reputazione e SEO.

Cosa succede in caso di non conformità?
Sono previste sanzioni a livello europeo e nazionale. Oltre alle multe, il mancato adeguamento può danneggiare la reputazione del brand e limitare l'accessibilità ai servizi online.

Quali strumenti usare per valutare l'accessibilità?
Esistono diversi tool professionali per effettuare un audit accessibilità, come:
Tuttavia, nessuno strumento può sostituire l'esperienza di un consulente: molte soluzioni "overlay" automatiche sono inefficaci o addirittura controproducenti, come dimostrato dalla recente multa da 1 milione di dollari ad AccessiBe da parte della FTC.

Modernità e accessibilità possono coesistere?
Sì. L'idea che un sito accessibile debba essere brutto, spoglio o vecchio stile è superata. L'accessibilità moderna si basa su principi di inclusive design, ovvero progettare pensando a tutti gli utenti, senza sacrificare estetica o identità aziendale.

Perché è una sfida per chi usa WordPress?
Molti siti sono costruiti con CMS come WordPress e con page builder (es. Elementor, WPBakery, Bricks, Beaver Builder). Questo rende l'adeguamento più complesso, perché occorre:
- correggere codice non semantico;
- aggiungere tag ARIA e landmark;
- verificare la compatibilità con plugin esterni.
Ecco perché è fondamentale valutare ogni caso singolarmente, con un'analisi tecnica dettagliata.

Come funziona il mio servizio di consulenza?
Il servizio prevede un report iniziale con l'analisi del livello di accessibilità e le principali aree di intervento. Da lì, potremo definire un percorso personalizzato di adeguamento: supporto tecnico, formazione interna, validazione finale.
Tieni presente che la consulenza è una prestazione professionale a pagamento, con preventivo basato sulla complessità dell'intervento richiesto.

Scarica la guida visuale gratuita, Video, Podcast
Per aiutarti a capire meglio i concetti base dell'accessibilità, ho preparato una guida visuale ispirata ai poster del UK Home Office con esempi concreti per ogni tipo di disabilità:
EAA
Practical guide to make your WordPress site compliant with the new regulations
Se preferisci, puoi consultare la guida tramite il video che ho preparato appositamente per questo argomento:
Visualizza trascrizione audio
Ciao, sono Michele Bedin, consulente WordPress. In questo breve video ti guiderò alla scoperta dello European Accessibility Act, una nuova normativa che impone di rendere i siti web accessibili. Partiremo da una panoramica normativa, vedremo gli standard tecnici WCAG 2.1 e analizzeremo esempi pratici per diversi tipi di disabilità.
Iniziamo! Lo European Accessibility Act è una direttiva dell'Unione Europea, nello specifico la 2019-882, che rende obbligatoria l'accessibilità dei siti web per determinate categorie di aziende. L'obiettivo è garantire un'esperienza digitale senza barriere per tutti gli utenti. Se la tua azienda vende prodotti o servizi ai consumatori dell'Unione Europea, per essere soggetti alla European Accessibility Act, devi soddisfare entrambi i seguenti requisiti.
Avere almeno 10 dipendenti oppure un fatturato o un bilancio superiore a 2 milioni di euro. Teni però in considerazione che, anche se non rientri in questi criteri, è comunque consigliato adeguare il tuo sito per migliorare l'usabilità e la reputazione. Vediamo ora le scadenze e i requisiti tecnici da rispettare.
L'urgenza riguarda solo ed esclusivamente i nuovi siti, che devono essere accessibili dal 28 giugno 2025. Questo significa che se pubblico un sito dopo questa data, fin dal lancio questo dovrà rispettare gli standard WCAG 2.1 AA, ad esempio con la navigazione da tastiera, la compatibilità con gli screen reader, contrasto adeguato e leggibilità. Invece, per i siti esistenti, c'è tempo fino a giugno 2030 per adeguarsi.
Se però il sito è oggetto di modifiche sostanziali prima di questa data ultima di scadenza, il proprietario del sito dovrà necessariamente effettuare i lavori di conformità. Quindi il suggerimento è di iniziare il prima possibile con questi lavori. Questo perché l'adeguamento richiede tempo, serve un audit completo, poi bisogna procedere all'implementazione delle correzioni, che sui siti Wordpress ed e-commerce può risultare molto complessa e laboriosa, bisogna procedere con test tramite utenti reali per verificare se il lavoro è stato fatto correttamente e bisogna anche formare il personale che gestisce il sito.
Quanto all'accessibilità non è un qualcosa di statico, non è una semplice normativa da aggiungere come per le Privacy e Cookie Policy, ma si dovrà applicare in tutte le operazioni future di inserimento, aggiornamento, di notizie, prodotti e altro ancora. Ecco un esempio pratico per chi utilizza Screen Reader. Nelle cose da fare troviamo l'uso di link descrittivi, in modo che lo Screen Reader legga chiaramente l'azione e l'utente sappia cosa aspettarsi.
Adottare HTML semantico, per esempio usando il tag H1 per il titolo principale, nav per il menu di navigazione, le label e così via. In questa maniera la struttura resta logica e l'utente può navigare per landmark. Poi bisogna prevedere la navigazione da tastiera, impostare l'ordine di tabulazione in modo sequenziale, con focus visibile e chiaro.
Invece le cose da NON fare riguardano l'uso di link vaghi, come clicca qui, immagini senza una descrizione o imporre l'uso del mouse, ad esempio implementando solo funzionalità Drag & Drop. Ricordati che circa il 15% della popolazione utilizza tecnologie assistive, quindi semplificare la vita a tutti migliora anche l'asseo e l'esperienza complessiva. Per chi ha disabilità visive, ecco le buone pratiche da seguire.
Alto contrasto, usa testo nero su sfondo bianco, con un rapporto di contrasto 21 a 1, ben oltre il minimo WCAG di 4,5 a 1. Zoom a 200%, il layout deve restare funzionale fino a un ingrandimento del 200% senza tagliare contenuti. Tripla codifica, non affidarti solo al colore, per esempio rosso su verde, ma aggiungi forme o testo descrittivi per distinguere successo o errore. Invece le cose da NON fare sono quelle di usare testo grigio chiaro su bianco, con un rapporto di contrasto 2,2 a 1, usare un layout fisso che si rompe con lo zoom o dipendere solo dal colore.
Ricorda che circa 285 milioni di persone nel mondo soffrono di disabilità visive e l'8% degli uomini non distingue i colori rosso e verde. Garantire alta leggibilità è fondamentale. Per chi soffre di dislessia è importante fare paragrafi brevi.
Un concetto per paragrafo, frasi semplici e dirette con ampio spazio tra le righe. Utilizzare, se possibile, font come OpenDislessIt per una maggiore leggibilità. Supporto alla lettura, attivare l'autocompletamento e il controllo ortografico per ridurre errori di digitazione.
Personalizzazione, fornire opzioni per ingrandire il testo. Invece, le cose da NON fare, blocchi di testo densi e senza spazi. Usare esclusivamente tutto maiuscolo, corsivo o grassetto eccessivo perché questo sovraccarica la memoria e rallenta la lettura.
Chi soffre di dislessia legge fino al 40% più lentamente. Ricorda che le persone con dislessia hanno le stesse capacità intellettive di tutti gli altri. Però, piccoli accorgimenti fanno la differenza.
Le disabilità motorie riguardano circa 25 milioni di persone nell'Unione Europea, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2023. Cose da fare. Aree ampie.
I pulsanti devono avere almeno 44 pixel di altezza, secondo gli standard WCAG e aree cliccabili facili da raggiungere. Navigazione da tastiera. Ogni campo di un modulo e pulsante deve essere raggiungibile premendo TAB in ordine logico, con focus ben visibile.
Supporto alla compilazione. Esempi come Trova codice di avviamento postale in automatico riducono lo sforzo fisico. Invece, le cose da non fare.
Elementi troppo piccoli. Meno di 44 pixel. Drag and drop obbligatorio.
O moduli con tempi limitati, ad esempio un conto alla rovescia di 30 secondi senza possibilità di estensione. Ricorda che serve fino a tre volte più tempo per completare un'azione rispetto a chi non ha disabilità motorie. Ogni barriera può diventare insormontabile.
Infine, per chi ha disabilità uditive oltre 430 milioni nel mondo e 16% della popolazione nell'Unione Europea, ha bisogno di sottotitoli sempre presenti in ogni video, trascrizioni complete di audio webinar, contatti multipli, email, chat. Quindi bisogna evitare di offrire supporto esclusivamente via telefono o caricare video senza sottotitoli. Ricorda che un sito accessibile raggiunge il 15% in più di utenti potenziali, migliora l'aseo ed evita sanzioni.
L'accessibilità è un'opportunità, non solo un obbligo. Ragiona da ora in poi per un web più inclusivo. Le date da segnare sul calendario sono il 28 giugno 2025 per i siti nuovi, mentre giugno 2030 rimane la scadenza finale per quelli esistenti, sui quali però ti consiglio di iniziare a penificare i lavori per l'accessibilità fin da ora.
Bene, siamo arrivati alla conclusione di questo video. Se hai dei dubbi, consultati con un professionista. Non lasciare la reputazione della tua attività in mano a persone impreparate.
Grazie e buon lavoro.
Ascolta il podcast in cui due esperti del settore dialogano sull'EAA: dai criteri di applicazione alle best practice, passando per esempi concreti e consigli pratici per rendere il tuo sito web davvero accessibile. Un approfondimento in formato audio per restare aggiornato in modo semplice e coinvolgente.
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[Speaker 2]
Benvenuti. Oggi facciamo un approfondimento su un tema caldo, l'European Accessibility Act, l'EAA. È una normativa europea, la 2019-882, che insomma sta per cambiare parecchio per molti siti web aziendali.
[Speaker 1]
Esatto, un cambiamento importante.
[Speaker 2]
Sì, cercheremo di capire bene cosa significa, chi tocca da vicino, quali sono le date da segnarsi e come non farsi travolgere. L'obiettivo è darvi i punti essenziali in modo chiaro.
[Speaker 1]
Praticamente una bussola per orientarsi.
[Speaker 2]
Perfetto, allora iniziamo subito. Che cos'è nel concreto questo EAA?
[Speaker 1]
Guarda, è una legge che vuole eliminare le barriere digitali. Mettiamola così. Impone delle regole, dei requisiti, perché i prodotti e i servizi digitali, siti web compresi ovviamente, siano usabili da tutti.
Tutti tutti? Sì, comprese le persone con disabilità che siano visive, uditive, motorie o anche cognitive. L'idea è un web per tutti, senza muri.
[Speaker 2]
Chiaro, e a chi si rivolge? Cioè chi è che deve, diciamo, mettersi in regola? Tutte le aziende?
[Speaker 1]
Non proprio tutte. Riguarda specificamente le aziende che vendono prodotti o servizi a consumatori nell'Unione Europea.
[Speaker 2]
Ok.
[Speaker 1]
E che abbiano 10 o più dipendenti, oppure un fatturato annua o un bilancio totale sopra i 2 milioni di euro.
[Speaker 2]
Ah, quindi c'è una soglia.
[Speaker 1]
Sì, le microimprese, quelle sotto questi numeri, per ora sono escluse dall'obbligo di legge.
[Speaker 2]
Per ora?
[Speaker 1]
Esatto. Anche se, va detto, adeguarsi conviene comunque, eh. Migliora l'usabilità generale, aiuta con la SEO, l'immagine del brand ne guadagna.
[Speaker 2]
Certo, i vantaggi ci sono a prescindere. E per le aziende più grandi c'è quella cosa dell'onere sproporzionato, no? Possono chiedere un'esenzione.
[Speaker 1]
Sì, esiste quella possibilità. Ma, attenzione, non è un liberi tutti. Devi dimostrare, con dati alla mano, che adeguarsi completamente sarebbe un carico insostenibile.
[Speaker 2]
E non è facile, immagino.
[Speaker 1]
No, per niente. E anche se ottieni un'esenzione parziale, devi comunque fare tutto quello che è ragionevolmente possibile per migliorare l'accessibilità. Non è una scappatoia, insomma.
[Speaker 2]
Capito. Parliamo di scadenze. Ci sono date precise?
[Speaker 1]
Assolutamente sì, e sono vicine. Dal 28 giugno 2025 tutti i siti web nuovi, cioè pubblicati per la prima volta dopo quella data, devono essere conformi.
[Speaker 2]
Subito?
[Speaker 1]
Esatto.
[Speaker 2]
Ok, i nuovi da giugno 2025. E quelli che già esistono?
[Speaker 1]
Quelli già online prima di quella data hanno più tempo, fino al 28 giugno 2030 per adeguarsi.
[Speaker 2]
Ah, ok, c'è un po' più di respiro lì. Ma mi sembrava ci fosse un'eccezione importante. Sulle modifiche?
[Speaker 1]
Esatto, punto cruciale. Se un sito esistente subisce una modifica sostanziale, dopo giugno 2025…
[Speaker 2]
Tipo un restyling completo?
[Speaker 1]
Sì, o un cambio di piattaforma, l'aggiunta di funzionalità importanti. Ecco, in quel caso, l'obbligo di conformità Shelt scatta subito. Non puoi più aspettare il 2030.
Devi adeguare tutto con quella modifica.
[Speaker 2]
Ah, questo è un dettaglio fondamentale da sapere per chi pianifica aggiornamenti. E veniamo alla domanda da un milione. Se un'azienda che è obbligata non si adegua, o fa finta di niente, cosa rischia?
[Speaker 1]
I rischi non sono pochi. Si parla di sanzioni amministrative, multe, che in Italia possono arrivare fino al 5% del fatturato anno, o importi fissi fino a 40.000 euro. Poi ci sono le diffide, l'obbligo di correggere in fretta, e anche la pubblicazione in elenchi pubblici di chi non ne ha norma.
Un bel danno di reputazione.
[Speaker 2]
Non proprio una passeggiata.
[Speaker 1]
Per niente. E poi c'è il costo, diciamo, nascosto. Ti tagli fuori da solo una fetta di utenti enorme.
Si stima tra il 15 e il 20% della popolazione. Praticamente rinunci a un potenziale cliente su 5.
[Speaker 2]
Un numero impressionante. Senti, molti usano WordPress, magari con page builder tipo Elementor, Brics. Pensano sia più facile, no?
Ma per l'accessibilità può essere un problema?
[Speaker 1]
Sì, può complicare pareccio le cose. Spesso questi strumenti generano codice che non è semanticamente corretto, cioè non è pulito per le tecnologie assistive.
[Speaker 2]
Quindi? Che si fa?
[Speaker 1]
Bisogna intervenire manualmente. Spesso si deve modificare l'html generato, aggiungere tag specifici, i cosiddetti attributi aria che spiegano agli screen reader cosa sono i vari elementi della pagina. E poi verificare la compatibilità dei plugin.
[Speaker 2]
Insomma, non è banale?
[Speaker 1]
No. Il fai-da-te qui è rischioso. Serve un'analisi tecnica caso per caso.
E qui, sai, l'aiuto di professionisti che conoscono bene sia WordPress che l'accessibilità è fondamentale. Penso a figure come ad esempio Michele Bedin, un consulente specializzato proprio in questo. Lo trovi su michelebedin.com.
Loro sanno dove mettere le mani.
[Speaker 2]
Chiaro. E a proposito di soluzioni facili, si vedono tante pubblicità di plugin o overlay automatici che promettono accessibilità con un click. Funzionano?
[Speaker 1]
Guarda, lo dico chiaro. Assolutamente no. Sono spesso uno specchietto per le allodole.
[Speaker 2]
Ahia.
[Speaker 1]
Eh sì. Non risolvono i problemi strutturali del codice. Anzi, a volte ne creano di nuovi.
Possono fare appugni con le tecnologie assistive che le persone usano. La multa recente data da AccessiBe negli Stati Uniti ne è la prova.
[Speaker 2]
Quindi soldi buttati?
[Speaker 1]
Praticamente sì. Danno un falso senso di sicurezza. L'accessibilità vera richiede interventi mirati.
Codice, design, contenuti. Non ci sono scorciatoie magiche.
[Speaker 2]
Ok, messaggio ricevuto. Senti, ma un sito accessibile deve per forza sembrare, non so, meno moderno, meno bello? È ancora un compromesso necessario?
[Speaker 1]
Assolutamente no. Questo è un mito duro a morire, ma è un mito. Oggi l'approccio giusto è l'inclusive design.
[Speaker 2]
Cioè?
[Speaker 1]
Cioè progettare pensando a tutti fin dall'inizio. L'accessibilità diventa parte integrante del processo, non un'aggiunta posticcia. E non devi sacrificare né l'estetica né l'esperienza utente.
Anzi, un sito accessibile è spesso più usabile e gradevole per tutti.
[Speaker 2]
Quindi design e accessibilità possono andare d'accordo. Anzi, devono.
[Speaker 1]
Devono.
[Speaker 2]
E poi c'è la burocrazia, la dichiarazione di accessibilità. Cos'è? È complicata da fare.
[Speaker 1]
È un documento obbligatorio da mettere sul sito, di solito nel footer, ben visibile.
[Speaker 2]
Ok.
[Speaker 1]
Lì dichiari lo stato di conformità, se il sito è conforme, parzialmente conforme o non conforme. Devi spiegare perché eventuali parti non lo sono, dare un contatto per feedback e aggiornarla una volta all'anno.
[Speaker 2]
Serve un avvocato?
[Speaker 1]
No, un avvocato no, ma un supporto tecnico per fare la valutazione sì, quello serve. E si può essere onesti, dichiarare una conformità parziale va bene, se spieghi quali sono i problemi e magari che hai un piano per risolverli gradualmente.
[Speaker 2]
Ok, trasparenza prima di tutto. Tiriamo un po' le fila. L'EAA è una realtà, arriva presto, con obblighi chiari per tante aziende.
Adeguarsi non è uno scherzo, tecnicamente, specie con certi strumenti.
[Speaker 1]
Esatto.
[Speaker 2]
Ma si può fare, senza stravolgere il sito o renderlo brutto. L'importante è non cadere nella trappola delle soluzioni automatiche.
[Speaker 1]
Proprio così. E il mio consiglio è, non vedetela solo come una legge da rispettare per forza. È un'opportunità vera.
[Speaker 2]
In che senso?
[Speaker 1]
Per migliorare il sito per tutti, per rafforzare l'immagine del brand, per essere davvero inclusivi e, banalmente, per raggiungere più clienti. E se serve una mano, ci sono professionisti preparati, come dicevamo prima, tipo Michele Bedin su michelebedin.com, che possono dare un supporto tecnico mirato.
[Speaker 2]
Ottimo. Allora, un ultimo spunto, così per chi ci ascolta. Al di là dell'obbligo di legge, come cambierebbe davvero la percezione del vostro marchio, la relazione con i clienti, se l'inclusività fosse un valore centrale, visibile, concreto in ogni aspetto della vostra presenza online?
Una riflessione da portarsi a casa.
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Se la tua azienda rientra tra quelle soggette all'EAA, compila il modulo presente nella mia pagina di contatto (selezionando la voce "consulenza") per ricevere una valutazione tecnica iniziale. Sarà il primo passo per metterti in regola e migliorare la qualità del tuo sito.
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Fonti e approfondimenti
- Commissione Europea – European Accessibility Act: panoramica della direttiva e prodotti/servizi coperti.
- AccessibleEU News – "The EAA comes into effect in June 2025. Are you ready?": introduzione all'entrata in vigore dell'EAA.
- Federal Trade Commission – Comunicato stampa caso AccessiBe (22 Apr 2025): sanzione per pubblicità ingannevole legata a conformità accessibilità.
- Hogan Lovells – "The European Accessibility Act: June 2025 compliance…": focus settore finanziario, con note su esenzioni (microimprese, onere sproporzionato).
FAQ – Domande più frequenti
L'EAA si applica anche ai siti non commerciali o personali?
No, la normativa si applica principalmente alle aziende che offrono prodotti o servizi ai consumatori dell'Unione Europea. I siti personali o blog non monetizzati non rientrano tra i soggetti obbligati, ma possono comunque trarre beneficio dall'adozione di pratiche inclusive.
Le micro-imprese sono escluse dall'obbligo di accessibilità digitale?
Sì, le micro-imprese sono formalmente escluse dall'obbligo di conformità previsto dall'EAA. Una microimpresa (definita come azienda con meno di 10 dipendenti e fatturato annuo ≤ 2 milioni €) non è tenuta per legge a pubblicare la dichiarazione di accessibilità né ad assicurare i requisiti tecnici WCAG sul proprio sito.
Tuttavia, anche in assenza di un obbligo legale, è fortemente consigliato impegnarsi comunque per migliorare l'accessibilità: adottare linee guida inclusive migliora l'esperienza utente per tutti e può portare benefici di SEO e reputazione. Inoltre, va notato che anche aziende più grandi possono invocare la clausola di "onere sproporzionato" – una sorta di esenzione parziale – se dimostrano che l'adeguamento completo sarebbe troppo gravoso a livello di costi o risorse. Questa clausola però non esonera completamente: va motivata caso per caso e non significa ignorare l'accessibilità, ma piuttosto implementare tutte le misure ragionevoli e pianificare miglioramenti progressivi nel tempo.
Quali siti web e aziende sono obbligati a rispettare l'EAA?
L'European Accessibility Act (EAA) introduce obblighi di accessibilità per una vasta gamma di prodotti e servizi digitali. In ambito web, devono adeguarsi tutti i siti e le app mobile rivolti al pubblico da parte di operatori economici sopra certe soglie dimensionali. In particolare sono coinvolti:
– Pubbliche Amministrazioni e enti pubblici, già soggetti alla direttiva 2016/2102.
– Aziende medio-grandi e PMI digitali con oltre 10 dipendenti o fatturato annuo > 2 milioni €, che forniscono servizi online al pubblico (es. e-commerce, portali di servizi, banking online, utility, telecomunicazioni, trasporti).
– Operatori di servizi essenziali (come trasporto, assicurazioni, pagamenti elettronici, sanità digitale, istruzione online).
Le micro-imprese (meno di 10 dipendenti e ≤ 2 M€ di fatturato) sono invece escluse dagli obblighi dell'EAA, anche se restano incoraggiate ad adottare prassi di accessibilità per i benefici che ne derivano. Importante: queste regole entrano in vigore in due fasi (2025 e 2030) a seconda che il sito sia nuovo o esistente (vedi FAQ successive).
Cosa rischio se non adeguo il mio sito pur essendo obbligato?
Il mancato adeguamento può portare a sanzioni, segnalazioni da parte degli utenti e danni reputazionali. In alcuni casi è prevista anche l'esclusione da appalti pubblici o partnership internazionali.
Quali sono le sanzioni se un sito non rispetta l'EAA?
Principali rischi per chi ignora l'accessibilità: possibili sanzioni legali e amministrative (multe e provvedimenti da parte degli enti di controllo); danno reputazionale (pubblicità negativa e perdita di fiducia da parte degli utenti); utenza esclusa (una scarsa accessibilità limita l'audience e l'esperienza cliente).
Non adeguarsi all'European Accessibility Act può comportare serie conseguenze, sia sul piano legale che su quello dell'immagine aziendale. In particolare, il D.Lgs. 82/2022 (recepimento italiano dell'EAA) prevede:
– Verifiche e ispezioni a campione da parte di AgID (per i servizi digitali) o altri enti competenti. Le verifiche possono scattare anche su segnalazione degli utenti con disabilità.
– In caso di mancata pubblicazione della dichiarazione o di dichiarazione falsa/incompleta, l'azienda può essere iscritta in un elenco pubblico dei soggetti inadempienti, subendo un danno reputazionale.
– Le autorità possono emettere una diffida correttiva imponendo di correggere le non conformità entro un termine (es. 30 giorni).
– Sanzioni pecuniarie: se l'azienda persiste nell'inadempienza, sono previste multe amministrative che possono arrivare fino a 5% del fatturato annuo (nei casi gravi o reiterati), oppure a importi fissi fino a 40.000 €. L'entità della sanzione dipende dalla gravità delle violazioni e dalle dimensioni dell'operatore.
– Nei casi estremi, per i prodotti o servizi gravemente non conformi si potrebbe arrivare al ritiro dal mercato (ban temporaneo o definitivo) imposto dalle autorità. Anche se per un sito web questa ipotesi è remota, la legge la contempla per dispositivi fisici non accessibili.
Al di là delle sanzioni legali, ignorare l'accessibilità erode la fiducia degli utenti: un sito inaccessibile aliena una fetta di pubblico (si stima ~15-20% della popolazione ha qualche forma di disabilità) e proietta un'immagine di scarsa attenzione alla clientela. Ciò può tradursi in perdite economiche indirette (clienti che abbandonano il sito, carrelli che non convertono) e in un vantaggio competitivo ceduto ai concorrenti più inclusivi. In sintesi, investire nell'accessibilità conviene non solo per evitare multe, ma anche per ampliare il proprio mercato e costruire un brand etico e innovativo.
L'accessibilità vale solo per le persone con disabilità visive?
No. L'accessibilità riguarda anche chi ha disabilità motorie, cognitive, uditive o neurologiche. Migliorare l'accessibilità significa rendere il sito più usabile per tutti.
È necessario rifare tutto il sito da zero?
Non sempre. Spesso è possibile intervenire in modo mirato: correggere il codice HTML, aggiungere attributi ARIA, rivedere il contrasto dei colori o ristrutturare moduli e pulsanti. La valutazione iniziale serve proprio per definire il piano d'azione più efficiente.
Che differenza c'è tra "accessibilità" e "usabilità"?
L'accessibilità si concentra sull'eliminazione delle barriere per persone con disabilità. L'usabilità è più ampia e riguarda l'esperienza di tutti gli utenti. Un sito accessibile è anche più usabile, ma non sempre vale il contrario.
Come faccio a capire se un sito è stato lanciato dopo il 28 giugno 2025?
Timeline delle scadenze EAA: i nuovi siti web pubblicati dopo il 28 giugno 2025 devono essere da subito conformi; i siti esistenti prima di tale data hanno tempo fino al 28 giugno 2030 per adeguarsi, salvo modifiche sostanziali dopo il 2025 che anticipino l'obbligo.
La direttiva considera "immesso sul mercato dopo il 28 giugno 2025" qualsiasi sito web o servizio digitale reso disponibile ai consumatori per la prima volta oltre tale data. In pratica, se il tuo sito è stato pubblicato online per la prima volta dopo il 28 giugno 2025, rientra nei siti "nuovi" ai fini dell'EAA. Puoi verificarlo controllando la data di registrazione del dominio e, soprattutto, la data di messa online del sito (ad esempio tramite archivi web, annunci di lancio o indicazioni temporali precise indicate sulla fatturazione del servizio). Se il sito era in attività prima del 28/06/2025, allora è considerato esistente (vedi FAQ successiva).
Questa distinzione è importante perché i siti lanciati dopo il 28 giugno 2025 devono essere conformi fin dal debutto online, senza periodi transitori. Viceversa, i siti già operativi prima di tale data beneficiano di un periodo di adeguamento più lungo (fino al 2030) a meno che non vengano pesantemente aggiornati nel frattempo.
Un sito creato prima del 28 giugno 2025 entro quando deve essere reso accessibile?
I siti web e le applicazioni digitali già online prima del 28 giugno 2025 rientrano nelle attività esistenti che l'EAA copre con un periodo transitorio fino al 28 giugno 2030. Ciò significa che hai tempo fino a quella data per allineare gradualmente il tuo sito ai requisiti di accessibilità, purché il sito non subisca cambiamenti sostanziali (vedi FAQ successiva). Entro il 28 giugno 2030, tutti i servizi digitali esistenti dovranno essere conformi oppure, in teoria, ritirati dal mercato se non adeguabili.
È consigliabile non aspettare l'ultimo momento: pianifica fin da ora gli interventi necessari in modo da distribuire l'adeguamento nel tempo. Ricorda anche che, dal 2025 in avanti, sarà obbligatorio aggiornare annualmente la dichiarazione di accessibilità e ogni volta che apporti modifiche significative al sito. Questo implica che dovrai monitorare e migliorare costantemente l'accessibilità del tuo sito, anche durante il periodo transitorio, e dichiararne lo stato ogni anno.
Cosa si intende per modifiche sostanziali?
Le "modifiche sostanziali" sono quegli aggiornamenti significativi a un prodotto o servizio digitale esistente che di fatto equivalgono a un nuovo rilascio per portata e impatto. Nel contesto EAA, se un sito web nato prima del 2025 viene pesantemente rinnovato o ampliato dopo il 28 giugno 2025, perde il beneficio del periodo transitorio: la conformità diventa immediatamente obbligatoria a seguito di tale modifica.
Esempi di modifiche sostanziali possono essere: un completo restyling grafico e di navigazione, la migrazione a una nuova piattaforma o CMS con cambi di funzionalità, l'aggiunta di sezioni o servizi interattivi totalmente nuovi, oppure qualsiasi cambiamento che incide radicalmente sull'esperienza utente e sul codice sottostante. Al contrario, piccoli aggiornamenti di routine (correzione di bug, aggiunta di articoli o prodotti, modifiche marginali al design) sono considerati manutenzione ordinaria e non fanno scattare immediatamente l'obbligo.
In sintesi, se la modifica trasforma sostanzialmente il sito, l'adeguamento all'accessibilità deve accompagnarla fin da subito. Questo principio evita che si aggiri la legge facendo passare per "vecchio" un sito che in realtà è nuovo nella sostanza.
I lavori di accessibilità possono essere fatti in modo progressivo oppure bisogna raggiungere subito una soglia minima di conformità?
È normale e consigliabile adottare un approccio graduale per migliorare l'accessibilità di un sito web, soprattutto se parti da una situazione non conforme. La normativa non fissa una "soglia minima" ufficiale di accessibilità da raggiungere prima di considerare valido l'adeguamento – l'obiettivo finale è la piena conformità alle WCAG 2.2 AA, ma è previsto che nel frattempo un sito possa trovarsi in uno stato di conformità parziale.
Nella Dichiarazione di Accessibilità infatti dovrai indicare se il sito è conforme, parzialmente conforme o non conforme e motivare questa valutazione. Dunque è ammesso dichiarare una conformità parziale, purché vengano elencati i punti non ancora accessibili e le ragioni specifiche (es. tecniche in corso di risoluzione, eventuale onere sproporzionato, contenuti di terze parti non modificabili).
In pratica, puoi implementare gli interventi in più fasi: ad esempio iniziando dai problemi più gravi (quelli che impediscono totalmente l'uso a persone con disabilità) e via via rifinendo gli aspetti minori. Ciò che conta è avere un piano di miglioramento continuo e aggiornare man mano la dichiarazione di accessibilità riflettendo i progressi fatti.
Tieni presente che dichiarare conformità parziale non significa poter restare inadempiente a tempo indeterminato: le autorità si aspettano che si tenda alla piena conformità. Inoltre, alcune deroghe temporanee (come l'invocazione dell'"onere sproporzionato") vanno documentate e possono essere rivalutate nel tempo. In sintesi, un approccio progressivo è accettabile e spesso necessario, ma deve essere trasparente: lavora per priorità, monitora i miglioramenti e assicurati di raggiungere l'obiettivo finale entro le scadenze previste.
Basta installare un plugin o "overlay" automatico per rendere un sito accessibile e conforme?
No. Le soluzioni cosiddette overlay – ad esempio toolbar o plugin automatici che promettono di correggere i problemi di accessibilità con un click – non garantiscono una conformità reale e completa. Gli overlay automatici offrono un'efficacia molto bassa rispetto a soluzioni professionali, pur potendo avere costi non trascurabili. In generale, gli strumenti gratuiti o "magici" non bastano: serve un intervento mirato sul codice e sul design per ottenere un'elevata efficacia.
Questi strumenti aggiungono tipicamente un pannello di controllo per modificare contrasto, dimensione testo o altre impostazioni, ma non risolvono le barriere strutturali nel codice del sito. Studi recenti hanno evidenziato che gli overlay spesso non mantengono le promesse e in molti casi aumentano le problematiche esistenti, entrando persino in conflitto con tecnologie assistive come gli screen reader. In altre parole, un overlay potrebbe dare l'impressione di "aver sistemato tutto", mentre sotto la superficie il sito rimane inaccessibile su molti aspetti fondamentali (struttura delle pagine, testi alternativi, navigazione da tastiera, etichette dei form, ecc.). Affidarsi solo a soluzioni automatizzate può quindi risultare in un falso senso di sicurezza, esponendo comunque il sito al rischio di non conformità durante i test tecnici ufficiali.
Per un'accessibilità autentica è preferibile adottare un approccio di "Accessibility by Design", intervenendo sul codice sorgente, sul design e sui contenuti sin dalla progettazione o effettuando un refactoring mirato. Puoi certamente utilizzare tool di supporto (ad esempio Lighthouse, WAVE, validatori HTML, ecc.) per individuare errori e ottenere suggerimenti, ma la correzione andrà effettuata manualmente da sviluppatori/designer competenti. In caso di dubbi o mancanza di risorse interne, è consigliabile coinvolgere un consulente di accessibilità professionista invece di fare affidamento su soluzioni chiavi-in-mano poco trasparenti. In definitiva, non esistono scorciatoie automatiche: la conformità si ottiene con analisi, interventi sul codice e test con utenti reali dove possibile.
È necessario rivolgersi a uno studio legale o a un avvocato per la dichiarazione di conformità?
In generale non è necessario coinvolgere un avvocato per redigere e pubblicare la dichiarazione di accessibilità del tuo sito. Si tratta infatti di una auto-dichiarazione che il titolare del sito compila direttamente, tipicamente attraverso un modulo online fornito dalle autorità competenti (in Italia, dall'AGID). La dichiarazione di accessibilità non è un documento complesso dal punto di vista legale, ma una valutazione tecnica dello stato di conformità, resa pubblica sotto la responsabilità dell'azienda.
Questo non significa che vada presa alla leggera: è importante che quanto dichiari sia accurato e veritiero, perché fornire informazioni inesatte può avere conseguenze (dalla diffida alla sanzione). Per compilare correttamente la dichiarazione può essere utile il supporto di figure tecniche (sviluppatori, consulenti di accessibilità) capaci di effettuare i test sul sito e identificare eventuali non conformità da descrivere.
Il coinvolgimento di un legale può essere valutato solo in casi particolari – ad esempio se devi invocare eccezioni come l'onere sproporzionato e vuoi assicurarti di motivarle secondo la norma – ma in condizioni normali non serve un avvocato per questa procedura. Concentrati piuttosto sull'analisi tecnica del sito e sulla collaborazione tra il team web e chi compila il modulo, in modo da inserire tutte le informazioni richieste in modo chiaro e corretto.
Cosa deve riportare una dichiarazione di conformità (accessibilità)?
La Dichiarazione di Accessibilità di un sito web (talvolta chiamata anche "dichiarazione di conformità") è un documento pubblico che certifica in modo trasparente il livello di accessibilità del sito stesso. Secondo il modello ufficiale predisposto da AgID, una dichiarazione completa deve includere almeno i seguenti elementi:
– Informazioni identificative del soggetto che eroga il sito: ragione sociale dell'azienda o ente, eventuale P.IVA/codice fiscale, e i dati di contatto del referente per l'accessibilità (se designato).
– Stato di conformità del sito: una dichiarazione sul grado di adesione allo standard (ad esempio: "conforme" alle WCAG 2.2 livello AA, "parzialmente conforme" oppure "non conforme"), accompagnata da una spiegazione oggettiva basata sui test effettuati.
– Contenuti non accessibili: l'elenco delle pagine, sezioni o funzionalità del sito che non risultano ancora accessibili, con a fianco la motivazione per ciascuno (es. "video X non sottotitolato per via di limiti tecnici", oppure "documento Y di terza parte non pienamente accessibile", o ancora dichiarare se ci si avvale dell'eccezione di onere sproporzionato per alcuni contenuti).
– Meccanismo di feedback: le istruzioni per permettere agli utenti di segnalare eventuali difetti di accessibilità o richiedere informazioni accessibili. In genere consiste in un indirizzo email (o PEC) dedicato a cui l'utente può scrivere, e va indicato chiaramente nella dichiarazione. AgID suggerisce di predisporre anche un form online o altri canali, ma l'importante è fornire almeno un contatto valido.
– Dettagli temporali: la data in cui la dichiarazione è stata redatta (o aggiornata) e un impegno a rivederla con cadenza almeno annuale. In Italia vige l'obbligo di aggiornamento entro 12 mesi dall'ultima revisione o subito dopo modifiche sostanziali al sito, quindi la data serve a far capire se la dichiarazione è attuale.
Oltre a questi contenuti minimi, nella dichiarazione puoi aggiungere altre informazioni utili, ad esempio: una descrizione generale delle modalità di valutazione usate (audit interno, uso di tool automatici, coinvolgimento di utenti con disabilità…), un riferimento alle WCAG 2.2 come standard di riferimento, eventuali miglioramenti pianificati nel prossimo futuro, e una nota di limitazione di responsabilità sui contenuti di terze parti non gestiti dal tuo sito. L'obiettivo è fornire un quadro onesto e completo dello stato di accessibilità, per responsabilizzare chi gestisce il sito e informare gli utenti su cosa aspettarsi e come possono contribuire segnalando problemi.
Come si compila e dove va pubblicata la dichiarazione di accessibilità?
In Italia la dichiarazione di accessibilità si compila attraverso il modulo online messo a disposizione dall'AgID (Agenzia per l'Italia Digitale). AgID ha predisposto un form standard (conforme alla Decisione di esecuzione UE 2018/1523) dove inserire tutte le informazioni richieste: al termine della compilazione, il sistema genera la dichiarazione in formato HTML pronta da pubblicare. Per i siti privati soggetti all'obbligo, questa procedura dovrebbe essere accessibile tramite il sito form.agid.gov.it (lo stesso utilizzato dalle PA, opportunamente esteso alle aziende). È necessario autenticarsi (verosimilmente tramite SPID o credenziali aziendali) e compilare il form con i dati del sito.
Attenzione: alla data attuale di questo articolo, il modulo sul sito dell'AgID non permette ancora la compilazione per le aziende.
Una volta redatta, la dichiarazione va pubblicata sul sito web aziendale entro il 28 giugno 2025 (per i nuovi siti, contestualmente al lancio). Di solito si crea una pagina dedicata (spesso intitolata "Dichiarazione di Accessibilità" o "Accessibility Statement") e la si inserisce nel footer del sito insieme alle altre note legali. Il link alla dichiarazione deve essere ben visibile e accessibile da ogni pagina, in modo che utenti e organi di controllo possano trovarlo facilmente. È importante ricordare di aggiornare tale pagina almeno una volta l'anno: il modo più semplice è rifare la compilazione sul portale AgID aggiornando lo stato di conformità e le eventuali nuove criticità, quindi sostituire il vecchio contenuto con quello nuovo (indicando la nuova data).
Nel caso in cui, per qualsiasi motivo, non si utilizzi il form AgID, è comunque fondamentale che la dichiarazione pubblicata rispetti il modello ufficiale nei suoi elementi essenziali (vedi FAQ precedente per i contenuti obbligatori). Mantenere la dichiarazione conforme al modello AgID assicura anche che in futuro possa essere integrata in eventuali monitoraggi automatici o repository pubblici delle dichiarazioni. Infine, dopo la pubblicazione, testa la pagina della dichiarazione stessa: deve essere essa stessa accessibile e usabile da chiunque.
Perché la tua consulenza è a pagamento, mentre altri offrono un check gratuito?
Molti servizi gratuiti si limitano a una scansione automatica del sito, spesso con report generici o incompleti. La mia consulenza prevede invece un'analisi tecnica professionale, personalizzata in base alla struttura reale del sito (spesso costruito con WordPress e page builder complessi), con indicazioni concrete, priorità d'intervento, stima dei tempi e valutazione delle criticità. Inoltre, offro supporto continuo, formazione e affiancamento operativo: è un vero servizio di valore, non una strategia per "venderti" qualcosa dopo. È giusto riconoscere il lavoro necessario per fare bene questo tipo di valutazioni.
Riassunto semplificato: questa pagina spiega in modo semplice cosa dice la legge europea sull'accessibilità dei siti web. Scoprirai chi deve fare i cambiamenti, da quando, e come migliorare il sito. Trovi anche esempi, un video, un podcast e una guida da scaricare.
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